Il
tipico costume femminile montecalvese prende il nome di “Pacchiana”. La sua
unicità è rappresentata dal fatto che esso è sopravvissuto all’assalto dei
tempi senza diventare il “relitto” di una società scomparsa, ma ancora
quotidianamente indossato dalle donne del luogo. Originariamente esistevano
due versioni dell’abito: quella giornaliera (piuttosto semplice) e quella
delle grandi occasioni. La seconda, in particolare, si presentava molto
particolareggiata, con lunghe mutande ornate da un merletto lavorato a
“puntina” e calzettoni di una calda lana nera. Sulla camicia di mussola
bianca, abbellita da iniziali rosse a “punto a croce” e da un fine merletto
giallo, troviamo un gilet, dai vari colori, ed un corpetto nero che serve a
reggere le maniche . Un “mantesino” (= grembiule, dal latino “ante-sinum"),
ricamato con fili dorati, arricchisce la gonna di velluto o di raso
plissettata, lunga fino al ginocchio, ma che nel corso del nostro secolo si è
sempre più accorciata. Le scarpe, adornate con le “capisciole” (piccoli
nastri), potevano essere di varie tinte. Il costume si componeva anche di un
copricapo, che variava a seconda dei giorni: in quelli festivi si usava “la
pannuccia” (molto larga e con una frangia che finiva col coprire tutta la
schiena), mentre quotidianamente venivano utilizzati il “maccaturo” o la
“tovaglia”, ricamata “a spugna”. L’oro costituiva un elemento fondamentale
del costume. Era, infatti, stabilito che l'abito non poteva essere indossato
qualora non fosse abbellito dalle preziose “tre file di oro a cocole”, dal
“pungolo” e dalle “sciacquaglie” (orecchini pendenti). Le prime erano collane
a triplo giro lunghe fino al seno, formate da piccole sfere a forma di
“cocole” (vocabolo tipicamente dialettale con il quale si designano i frutti
delle querce). Lo “spungolo”, invece, era una sorta di spillo che serviva a
mantenere legati i capelli al copricapo e, eccezionalmente, poteva essere
anche d’argento. La “pacchiana” poteva essere sia da lutto che da nozze.
Quella da lutto era caratterizzata da un corpetto e da un copricapo di colore
nero, mentre l’altra si contraddistingueva per la presenza della “scolla” (un
lungo mantello in seta, bianco o celeste, che si estendeva sulla schiena),
dei fiori d’arancio tra i capelli arricciati con la “castagnola” e per
l’assenza del copricapo. |